Il sacerdote che soffre nel corpo e nello spirito "sente" di essere comunque
un valore da non buttare. Cerca tacitamente  chi lo accolga con amore

Di cosa ha maggiormente bisogno un sacerdote che attraversa un periodo di disorientamento e sente il desiderio di evadere finalmente dalla propria situazione di sofferenza? Certamente ha bisogno di incontrare persone amiche delle quali possa fidarsi, sicuro di non essere abbandonato, amici che non lo giudicano, amici che non gli fanno sermoni fuori luogo, amici che capiscono la serietà del suo soffrire, amici che gli siano comunque vicini nel dramma del suo continuo sbandare, amici che sappiano aspettare i tempi della sua maturità. Il sacerdote in difficoltà ha bisogno di amici che sappiano individuare i germi di bene che si nascondono nella storia di ognuno e che li sappiano rispettare con pazienza e delicatezza, senza imporre alcun monopolio della verità, senza anticipare i tempi.

Al sacerdote disorientato necessita un forte aiuto per mettere ordine nel mondo dei propri pensieri, per riuscire gradualmente ad eliminare le illusioni tenaci e fuorvianti, custodite gelosamente solo perché gratificanti. Quando il sacerdote percepisce che gli orientamenti e gli interessi fondamentali della sua vita devono cambiare, quando il sacerdote rifiuta come non più accettabile un passato ambiguo, e vede di dover impostare la propria vita in modo più coerente, puntando su decisioni radicali, allora comincia ad avere ciò di cui ha bisogno. Il suo vero problema è la conversione mentale dove il cambiamento radicale nella impostazione della propria vita viene garantito dal cambiamento dei criteri di valutazione.
Il sacerdote in difficoltà ha bisogno di rinnovare i propri criteri di valutazione su ogni cosa. Dalla ricerca della soddisfazione alla stima dei veri valori. Ma questo solo non basta, perché "capire" è una cosa, "decidere" è un’altra cosa. Il chiarimento è un grande valore ma la vita dipende dalle decisioni. In verità, il sacerdote che si trova in difficoltà ha un enorme bisogno di aiuto per optare per ciò che è il suo vero bene. Nella mia esperienza personale ho imparato proprio tanto da amici "moralmente buoni". Per questo penso che sia indispensabile stringere amicizia e vivere profonda unità e ascolto docile con coloro che, moralmente buoni, prendono abitualmente decisioni sane e le vivono serenamente, anche a costo di grandi rinunce.

Ma devo anche dire che all’origine della mia crisi purtroppo, c’è stato l’incontro con alcune persone le quali, quantunque responsabili della comunità, sembra non avessero la capacità di parlare senza procurare danno. Sempre dinanzi agli altri in rapporto verticale discendente, erano incapaci di porsi "di fronte" all’uomo, "accanto" all’uomo. Le parole di apprezzamento erano troppo difficili per loro, troppo costose, inutili. Un sacerdote che attraversa momenti di prova ha bisogno di essere accolto da chi ha il gusto e l’abitudine di apprezzare gli elementi positivi presenti nei fratelli. Chi soffre, "sente" di essere comunque un valore da non buttare e cerca con ansia che gli altri gli dicano: tu non sei finito; tu puoi ancora divenire te stesso; Dio sta lavorando nella tua vita. Io ho avuto bisogno dell’apprezzamento di qualche vero amico. Si tratta di un sostegno, di uno stimolo che aiuta nel difficile cammino del rasserenamento. Chi si trova in difficoltà ha bisogno di sentire che in lui c’è ancora molto di buono, di valido, specialmente se nella sua vita non è mai stato riconosciuto e ormai non riesce più a persuadersi di valere qualcosa. Dico queste cose perché ho sperimentato di persona quanto sia amaro restare a lungo in fondo al pozzo della insignificanza, della mancanza di stima altrui.

Tuttavia, il sacerdote in difficoltà non può ritrovare la gioia e la propria realizzazione se non decide per una conversione completa, sostenuta cioè da una motivazione nuova. Questa motivazione è l’amore, che matura sovente quando l’uomo ridotto in frantumi percepisce di essere comunque amato da Dio e coglie la sua voce che lo pungola, che lo stimola nell’intimo, sollecitandolo ad una nuova rinascita.
Mi chiedi di cosa ha maggiormente bisogno un sacerdote in crisi? Ha bisogno di percorrere, sostenuto da veri amici, tutto l’itinerario della propria infedeltà, del proprio smarrimento, e di poter alla fine percepire quanto è buono il Signore. Ha bisogno di convincersi della assoluta indispensabilità della "grazia" ossia della iniziativa divina; ha bisogno di tornare a supplicare Dio e la sua misericordia così assolutamente necessaria e così assolutamente gratuita. Ha bisogno di tornare alla preghiera del cuore, con umiltà matura.