Abbiamo chiesto ad alcuni sacerdoti: ‘"chi è stato, per te, veramente un amico?".
Ci hanno risposto così.

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Amico autentico è un uomo, o una donna, che sa rendersi disponibile per una accoglienza completa. E’ colui o colei che sa offrire un amore trasparente che illumina, che sostiene, che ammonisce senza umiliare, che dice la verità ma non la impone. E’ colui che ama il sacerdote, anche in situazioni disastrate, come persona in se stessa. Il suo atteggiamento è quello di chi sa attendere i tempi della vita con il volto lieto e accoglie con onore il sacerdote così com’è, con le sue ambiguità, con la sua immaturità, con le sue menzogne.
L’amico autentico per me è chi mi concede un colloquio fiducioso e responsabile, chi ha la pazienza di fingere di non accorgersi quando non sono sincero e trasparente come lui, chi è felice di collaborare alla mia promozione personale perché pensa in realtà di essere fortunato di poterlo fare.

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Per me, amico e amica autentici sono stati due sposi che mi hanno aiutato a maturare e ad esprimere la mia affettività. E stato un cammino di anni, iniziato con la loro accettazione dei miei conflitti, delle mie manifestazioni egocentriche, delle mie acerbità adolescenziali, della mia poca fede, passato attraverso la partecipazione alla vita della loro casa, dei loro figli, dei loro reali problemi e dolori. Quel cammino mi ha fatto capire che si può vivere una grande amicizia con la donna purchè serena, forte. Per me quella amicizia ha attuato un processo di umanizzazione che si era arrestato nella mia giovinezza e che rimaneva come una lacuna da colmare in qualche modo.

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Non vorrei fare, proprio io, un discorso polemico. Ma mi pare evidente che il tema dell’amicizia è sempre stato ben noto a Gesù che lo ha sempre proclamato. Come mai ci meravigliamo tanto parlando di possibilità e di necessità dell’amicizia quando, ad esempio, le lettere di Paolo e di Pietro danno per scontato che l’amicizia è il fondamento e la sostanza della Chiesa? La chiamano "filadelfìa", con una parola coniata apposta per esprimere una meravigliosa realtà: i credenti sono amici e fratelli. Per me sacerdote, veri amici sono stati e sono quanti mi amano o mi hanno amato con amore espresso da una intensa e semplice umanità. Anche io ho dovuto imparare dalla dura esperienza che la vita di amore che lo Spirito effonde tra i credenti, a tutti i livelli, non ha senso se non diviene "esperienza di amicizia" tra uomini. Non so proprio quale Cristo amino coloro che non sono amici dei propri fratelli.

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Si può gustare l’amicizia di persone mai conosciute? La mia esperienza e l’esperienza di tanti sacerdoti come me dice di sì. Noi sentiamo vivamente l’amicizia di tante persone, impegnate nel mondo o consacrate nella clausura, che pregano costantemente per noi. E’ l’amicizia intima di fratelli e sorelle che conoscono soltanto il nostro nome di battesimo ma che evidentemente ci portano nel loro cuore, di giorno e di notte, e raggiungono il nostro cuore con il loro amore. Noi "sperimentiamo" quella loro amicizia perché viviamo dei frutti di umanità e di grazia che con soavità e forza rinnovano gradualmente la nostra vita.