Quando sono giunto tra voi credevo di essere in uno stato generico di crisi ma in realtà ero in uno stato di sottosviluppo. Mi sentivo sicuro ma il mio castello di sicurezze ha cominciato a vacillare quando mi avete presentato la domanda: tu esisti nel cuore di te? Tu sei vicino a te stesso?

Riconosco di essermi costruito alla periferia di me. Gli aiuti ricevuti per sviluppare doni meravigliosi, che molti contemplavano in me e che portavano frutti di bene, non sono mancati. Ma io stavo tirando su una bella facciata, nel cuore di me stesso non mi sentivo presente, in profondità non mi sentivo vivo. Piuttosto cominciavo a soffrire, ormai in una maniera insostenibile, la fragilità del non sviluppo, anzi della non esistenza come persona.
Non mi mancano le energie. Molti mi dicono che la mia intelligenza, la creatività, le mie capacità sono magnifiche ma non ho trovato ancora il mio posto, ciò per cui sono stato creato. Sto vivendo una vita da larva. Mi sento falciato alla radice da un senso di non esistenza anche se in pubblico tutti mi ammirano per la mia grande sicurezza. E’ ostentazione, non é solidità!
Vi ringrazio per avermi fatto capire che mi stavo condannando da solo al sottosviluppo interiore e che il mio vivere da uomo attivo e da prete sovraoccupato era solo un cercare di dimenticare, cercare di coprire il disagio profondo che c’era in me.

Correvo per continuare a stare in piedi nonostante la gracilità dell’intimo, ma mi accorgevo che costruivo relazioni, anche come sacerdote, sempre ad immagine di me: superficiali, efficientistiche o gratificatorie, mai vitali, vitalizzanti, profonde.
Voi mi state aiutando a guarire, a rinascere dal di dentro e vi assicuro che é una bella esperienza. Questa sì che é vita. La gusto già anche se per ora la sento solo nell’aria, attorno a me come il giorno che viene avanti e dissolve la notte. Come la primavera.
Stanno cadendo le catene interiori e sento crescere la voglia di esistere dall’intimo di me. Stanno mettendosi in ordine, stanno venendo alla luce le mie ricchezze di umanità. Stanno liberandosi le mie potenzialità di grazia. Mi sto risvegliando dal torpore con il quale io stesso avevo avvolto il meglio di me. Sto sentendo il risveglio di incredibili riserve di amore gratuito, di creatività equilibrata, di energia vitale. Mi piace ricercare su quali doni, su quali aspetti positivi di me, su quali punti forti mi sono appoggiato per sopravvivere e mi posso appoggiare ora per "vivere" in solidità.

Anche a me Gesù sta dicendo: alzati, cammina. In piedi, uomo sacerdote, in piedi! Vorrei continuare ad alimentare i germi di maturità e di armonia che sono dentro di me per vivere e trasmettere il sacerdozio umano. Vorrei che ogni sacerdote trovasse e vivesse questa scoperta che mi sta guarendo: il primo artefice della mia crescita sono io a partire dal profondo di me. Non prima la cultura o la morale o il dogma, bensì il profondo di me. Non negando, ma integrando. Questa é formazione in profondità. Questa é la formazione fondamentale che salda progressivamente l’incontro autentico tra me e Dio. L’obiettivo verso il quale sono proteso é un abbraccio definitivo con Gesù Sacerdote e con suo Padre. Ma ciò che conta per me é che questo abbraccio sacerdotale sia sempre più costruito nel cuore di me come frutto del mio cammino di verità, dal mio vivere in verità. Non si tratta, quindi, di continuare a fare il bambino e di ricercare la soddisfazione dei bisogni di un bambino. L’adulto che sono deve rimanere adulto. Ma come adulto in crescita ho preso a carico il bambino che è dentro di me e che ha male, per permettergli di guarire e di esistere.

Lasciatemi aggiungere una cosa forse utile. Una causa remota del mio disagio esistenziale, del mio disadattamento nei confronti della Chiesa derivava dalla constatazione, forse solo mia personale, di una Chiesa disgregata, senza coesione. Da una parte il mondo degli intellettuali, dei superiori, dei formatori, che affermano delle cose, scrivono documenti, danno direttive. Un mondo che mi sembrava distante dalla vita. Dall’altra gli uomini e le donne di azione, di carisma, di carità, capaci di dare la loro vita con coraggio. Persone immerse nell’umanità e, per questo, credibili. Come mai questa scissione scandalosa? Da che parte stare? Dove trovare il punto di sutura tra questi due mondi così lontani?
Personalmente sto imparando che la sintesi vitale é possibile e che deve crescere nell’intimo di ogni membro della Chiesa. Mi accorgo ogni giorno che, per quanto sia stato ferito, deformato, soffocato posso lavorare per costruirmi e vivermi in ordine con me stesso e con tutto. E sento che nulla cambierà veramente nell’ambito del sacerdozio in crisi e del sacerdozio in genere, a tutti i livelli, se l’uomo sacerdote non riparte da se stesso in quanto uomo, non diventa armonioso e libero in quanto umana creatura.