Sono uno dei tanti sacerdoti che avete  aiutato a "ricostruirsi come persona in fedeltà alla propria reale identità" (cito una espressione che per voi è abituale) e che forse più di altri ha sperimentato la vostra longanimità. La longanimità è propria di Dio, ma io l’ho percepita attraverso di voi, nella vostra paziente attesa dei miei lunghi tempi di crescita, perseveranti con tranquillità e discrezione a operare il mio bene.

Non so se voi in tutti questi anni avete avuto qualche volta il pensiero di perdere inutilmente il vostro tempo. Io questo pensiero l’ho avuto spesso: mi sembrava che il vostro aiuto fosse inutile per me. Sono restato con voi perché la vostra casa  avrebbe anche giustamente potuto chiamarsi "casa di chi non ce la fa più",  ricca di umanità. Nonostante tutto, mi aiutavate almeno a sopravvivere ai miei fallimenti.

Poi è successo "qualcosa" dopo un incontro nel quale mi avevate fatto un’ennesima proposta di aiuto. E allora sono passato con naturalezza dalla sopravvivenza alla vita. Mi sembra di poter ritenere che questo "qualcosa" sia ciò che i cristiani chiamano con una parola forse in disuso: "grazia".

Il linguaggio profano dà a questo termine il significato di "dono gratuito", di "cosa che si concede a qualcuno senza esservi obbligato e che non gli è dovuto". Analogamente nel linguaggio cristiano, la grazia è "qualcosa" che l’uomo è incapace di ottenere da sè, quali che siano i suoi sforzi, e che riceve gratuitamente perchè si tratta di puro dono, di piena generosità da parte di Dio.

Mi sono chiesto: ma  che rapporto  c’è tra il vostro Servizio  e questo "dono" che viene dall’Alto? Voi, dopo aver lavorato tanto, dite "siamo servi inutili", eppure un rapporto c’è, tra voi, la grazia e me, perché i frutti si vedono La  vostra piccola associazione di uomini e di donne che cerca di  fare tutto il possibile per salvare l’uomo nel sacerdote, non produce la grazie, ma crede fermamente. Ecco il rapporto!  Alla fine, prima o poi, colui che salva le creature per eccesso di amore salverà l’uomo sacerdote da se stesso e dalla propria gracilità. 

Il vostro merito, la vostra forza sta in questo: voi credete fortemente che la grazia, assolutamente indispensabile e gratuita,  si può chiedere, e voi la chiedete e la fate chiedere con perseveranza, con l’aiuto di tutti. So che affidate ogni sacerdote che incontrate e accompagnate, alla preghiera delle claustrali. A suo tempo pensai che per me era tempo sprecato ma ora so per esperienza che questa implorazione che sale incessante al Padre dalla Chiesa può ottenere quel "qualcosa", un supplemento di vita che anche a me è stato donato ed ha rinnovato la mia esistenza.

Quanto sono più grandi di noi queste cose! Ma "sono", e noi pur balbettando dobbiamo parlarne perchè i nostri fratelli sappiano, e sapendo glorifichino il Padre della vita da cui viene ogni dono perfetto.