Cari Amici di Aiuto al Sacerdote, vi trasmetto qui di seguito alcuni appunti, tra i tanti che il caro sacerdote nostro amico mi ha consegnato. Alcuni me li dettò la vigilia di Natale del 2007; gli altri,  negli ultimi  giorni di sua vita terrena. Mi ha pregato di consegnarli personalmente a voi. Desiderava farli conoscere ai vostri amici. Ora che la sua vita è pienamente in Dio quel giovane prete rimane come luce per tutti noi, un forte sostegno nella fedeltà e nell’umiltà. Grazie per l’amore che gli avete dato. Grazie per avermi messo accanto a lui, giovane crocifisso,  "come la Maddalena". Ho conosciuto quanto è vero che gli ultimi sono i primi. Vi ricordo tutti nella preghiera. Vostra affezionatissima
sorella Cristina Z.

Natale 2007
«.. .II rapporto filiale e intenso con il mio Superiore gerarchico, l’essermi affidato ad alcuni amici e la condivisione con alcuni fratelli e sorelle laici e preti della mia zona mi aiutano a vivere con relativa pace e serenità l’esperienza di vita e di morte presenti in questa ultima fase della mia vita.
Sono un sacerdote sieropositivo, da quattro anni. Dall’anno scorso la sieropositività ha cominciato a crearmi dei seri problemi prevalentemente psicologici.
Sono tuttora intensamente impegnato nell’attività pastorale.
Mi sono deciso a scrivere questa testimonianza perché vorrei invitare i preti diocesani e religiosi sieropositivi a non nascondere più di tanto questo drammatico problema.
Oggi sto abbastanza bene, ma domani? Quando entrerò in aids, quando non potrò più avere una responsabilità nella Chiesa, quando dovrò andare fuori e dentro dall’ospedale, quando non potrò più stare con la gente perchè la mia presenza susciterebbe scandalo, dove andrò? Chi si occuperà di me? Chi mi aiuterà a morire con dignità e pace? Chi mi aiuterà a vivere il ministero sacerdotale anche su un letto di morte? Chi mi introdurrà con amore nella vita eterna?
Nascondersi fa male e non serve a nessuno. Bisogna che i sacerdoti sieropositivi parlino, magari anche si incontrino, ci si guardi in faccia per aiutarci a vivere con frutto questo periodo di "grazia particolare".
In effetti, non sono mai stato "in grazia" come quest’anno e attorno a me stanno succedendo fatti imprevisti e inimmaginabili. Ho scritto questa lettera perchè vorrei invitare i sacerdoti che vivono la particolare situazione della sieropositività a non sentirsi doppiamente lebbrosi. Tutto ha senso, tutto è grazia. Anche con noi Dio opera grandi cose.
Aiutiamoci. Aiutiamoci a vivere questa "grazia" ...».

Agosto 2008
Questa è forse la mia ultima lettera per voi. E una serie di appunti, di confidenze che ho dettato a Cristina, l’angelo che mi avete posto accanto. Ve li mando con amore prima di morire e vi assicuro: tra noi non ci sarà mai il silenzio. I nostri cuori, così all’unisono, continueranno a parlarsi, nella continuità dell’amore. Quando mi vorrete incontrare, chiudete gli occhi, pregate, e mi vedrete.
Il corridoio che porta alla mia camera è divenuto la navata centrale di una cattedrale. La stanza è il presbiterio, il mio letto è l’altare. Ogni giorno, per questi ultimi mesi, ho celebrato serenamente la mia messa più sincera: io stesso mi sono lasciato consumare come offerta di obbedienza alla misericordia di Dio mio Padre.
Lui non ci libera dalle conseguenze dei nostri errori ma ci dona la capacità di far divenire tutto sacro: basta offrirgli tutto e tutto diventa sacro. E bello essere ostia, è bello offrirsi continuamente, è bello spegnersi e sapere che gli altri saranno illuminati, e staranno meglio in virtù del nostro sacrificio. Questo semplice vangelo mi sostiene, mi dà gioia, è germe di risurrezione dentro al mio corpo che si consuma. Ma stai attento. Chi mi consuma non è più il male ma il bene, il Sommo Amore. Quanto è divino questo mutamento!
Mi metto in ginocchio davanti al mio stesso mistero. Dio è veramente tutto in tutti ma è maggiormente presente nei deboli.

***

"Tutti venivano guariti". Oggi la lettura degli Atti ha esclamato così!
E vero e io ne posso dare testimonianza. Spesso la guarigione è nel cuore ferito che si ritrova pieno di vita, è nel cuore spento che si ritrova pieno di luce e di forza. La guarigione è negli occhi della mente che si sono resi capaci di vedere "dentro" alle cose, agli eventi e di capire "dentro" ciò che sembrava mistero. La guarigione mia è stata nel dire serenamente "ho peccato, eccomi qua per fare la tua volontà offrendoti me stesso".
"Il laccio si è rotto e il mio spirito è stato liberato".

8 dicenbre 2009
Tra pochi giorni tornerò a casa di mio Padre, che mi è venuto incontro e mi ha abbracciato con le sue braccia forti in questi anni di malattia. Un abbraccio progressivo, proprio solo di Dio. Lui mi regalerà un anello, l’anello dell’amicizia con gli Angeli e i Santi, l’anello che mi ricorderà tutti voi uno ad uno. Lui mi vestirà con la veste più bella, che per me è la familiarità con Maria. Finalmente vedrò la Vergine! In fondo era lei che io cercavo quando sbandavo per la via, Il Padre lo sapeva. Per questo mi chiama presso di sè. Per regalarmi, finalmente, la visione della Vergine e l’amore per tutti voi.
Si, Padre. "Chi mi libererà da questo corpo mortale?". "Desidero dissolvermi per essere con Cristo".
Ciao, Amici. Ciao, Cristina. Ciao.  A Dio!