Mi sono svegliato dal sonno interiore e un’ispirazione luminosa, dal di dentro di me, mi aspettava già: il mio problema non è quello di rinunciare al male, riconoscere e abbandonare le illusioni, la ricerca di compensazioni, evitare i peccati, eccetera. Questo non è "il problema".
Il mio problema è accettare con gioia di essere creato da un Altro, di essere abitato e animato dall’Amore, di essere invitato a condividere la Speranza. Accogliere, immergermi e rimanere consapevolmente, gioiosamente, gratuitamente nel mistero della vita che mi trascende, che mi precede, che mi accompagna e mi pervade, che mi attende.
Vivere la mia libertà davanti a Dio non è "scegliere" o "decidere" ma "accettare", aprirmi all’insondabile Mistero della Vita dal quale provengo e che mi anima, accettando ogni dettaglio come attuazione di una completezza d’amore nella quale mi trovo immerso.
Il mio problema è assaporare questo Mistero e credere - con amore e gioia - che la chiamata di Dio è soltanto e sempre una serie di doni, di grandi doni. Non è violenza per la mia libertà. E’ proposta discreta, è invito al meglio per me.
Mio impegno quotidiano sarà questo: preparare e conservare un clima interiore perchè la contemplazione e l’accettazione della Vita che dà senso alle mie fibre più intime, siano più facili. La dissipazione, come la poca umanità, mi riconduce al peccato, cioè ai mille ripiegamenti su me stesso, alla dimenticanza della Relazione sostanziale che c’è tra me e Lui, tra Lui e me.
Ma nel mio curriculum vitae mancava Gesù, la presenza della Sua Parola, la Relazione intima con Lui. Ero scoraggiato e non avevo più voglia di continuare. Perchè? Perchè mi sono affidato alle mie sole forze e ho fallito e non avevo più forza né motivo di lottare. Ma proprio dal di dentro del mio fallimento si è accesa una piccola luce: se non puoi appoggiarti sul tuo vuoto interiore perchè non cerchi un diverso punto di sostegno, che c’è?
La pienezza della vita, il mistero dell’incontro si colgono in una dimensione che non è quella dei soli pensieri. La verità non si trova solo con le idee. La vita non si esprime né si gusta solo con le parole. E’ questo il punto di partenza. Perchè non fare la prova?

Lo sguardo "giusto" sul Mistero della Vita è solo un dono da ricevere. E non lo ricevo se non lo desidero. E non lo desidero se non lo chiedo. E non lo chiedo se non vado da Lui.
Ho corso verso le relazioni esteriori, ho avuto un bel abbracciare, un bel trattenere, un bel possedere le altre persone "dal di fuori" di me e di loro. Le braccia, prima o poi, non terranno più. Quegli abbracci finiranno. La relazione vitale, il Mistero, che cerco e di cui ho bisogno per sentirmi nella pace profonda è l’abbraccio con Lui e con le persone "dal di dentro".
Durezza di cuore e chiusura di occhi dinanzi al Mistero: cosa devo fare perchè Lui possa "vivere" la relazione in me? Lui non forza mai le porte. Lui non può forzare la mia libertà, può solo ricominciare, ricominciare, ricominciare! E’ questo il dramma di Dio e dell’uomo! Ricominciare, ricominciare insieme.

Il crinale è stato valicato e la nuova fase di vita è iniziata per me quando ho avuto la chiara percezione che, continuando a ignorare la Relazione vitale con Lui, sarei stato perduto. Perduto non in termini morali o di efficienza. Perduto in termini di esistenza felice, di vita piena, di stima e fiducia personali, di fecondità. La percezione intima della perdizione di sè è un grande dono, è un punto solido di partenza per una conversione definitiva, quando non basta più o è svanita la vera motivazione del ritorno: la memoria del suo infinito Amore.
Poi, è riemersa in me la sua voce che mi dice nell’intimo: mio piccolo! Una tenerezza, un rispetto infinito. Quasi una richiesta di attenzione amorosa, di risposta affettuosa. Quale delicatezza! Quale intimità! Quale vicina lontananza, vicinanza lontana. Trascendente, immanente Presenza divina in me!
La fisionomia di Dio è la sua volontà di Amore. Crearmi, amarmi ed essermi fedele: è la sua passione. Con tutta la mia gracilità vivo immerso in questa sua essenza di amore: dipende da me accorgermene e accoglierla.