Caro Amico,  quando mi rivolsi a voi ero sempre in ansia per la mia perfezione, teso a realizzare una immagine idealizzata di me stesso per corrispondere alle attese di molti. Ero pauroso, incapace di assumermi delle responsabilità, bloccato nelle relazioni interpersonali e nella manifestazione dell’affetto, senza gioia, depresso e sofferente per vari disturbi cosiddetti "psicosomatici". Prima di venire da voi avevo capito perfettamente che non potevo continuare così; dovevo fermarmi, fare il punto della situazione e cercare di cominciare a stare meglio anche se ciò comportava una decisione che avrebbe suscitato gli sguardi desolati di alcuni miei confratelli. Fu così che decisi di vivere con voi di quello che voi chiamate "servizio ai sacerdoti". Mi avete colpito subito positivamente perchè non mi ponevate domande, manifestavate semplicemente di gradire la mia compagnia, eravate ottimisti sul mio futuro, volevate solo la mia serenità.

In questi anni  mi avete offerto molte cose per rasserenarmi e farmi sentire vivo. Tra queste, l’ultima e più importante è stata la proposta di condividere a Salvador di Bahia in Brasile per alcuni mesi, assieme ad altri amici, la vita dei ragazzini di strada in Brasile, i "meninos de rua". Accettando questa vostra proposta sono entrato in contatto diretto col mondo della sofferenza del bambino abbandonato e rifiutato da tutti.
Vivendo con loro nella stessa casa, mangiando alla stessa tavola, cercando di comunicare nella loro lingua, divertendomi con gli stessi giochi, ho toccato con mano la loro angoscia; ho conosciuto la loro sete d’amore e contemporaneamente l’immagine negativa che hanno di sè stessi. Soprattutto ho constatato direttamente i gravissimi danni che l’abbandono, il rifiuto e la violenza continuata causano nel piccolo cucciolo dell’uomo. Ho incontrato in questi giovanissimi ragazzi e ragazze l’apatia e l’irresponsabilità, l’inibizione ad apprendere le nozioni scolastiche, il disinteresse per la vita e le convenzioni sociali, il bagnare il letto nel sonno già peraltro disturbato dagli incubi. In essi abitano sentimenti e atteggiamenti negativi: la paura dell’affetto che si esprime nel timore a relazionarsi, nella disposizione al tradimento, nel comportamento cinico o sadico.

Per alcuni mesi mi sono trovato calato negli inferi da dove continuamente sale il grido: "Valgo qualcosa? Sono amabile? Sono importante per qualcuno?". Ho avvertito in ogni piccolo l’esorbitante necessità di fare l’esperienza di un amore riparatore; di vivere con una persona che assumesse il ruolo di intermediario tra lui e la società, in un ambiente unito e attento alla crescita sostituendosi al vero genitore che lo ha maltrattato o abbandonato. Ho potuto anche avvertire il bisogno indispensabile, per me e per loro, di incontrare Gesù, il solo che può conferire alla sofferenza umana significato e valore redentivo, per rappacificarsi con la propria storia e con le persone importanti della propria vita. Infine però ho constatato che veramente, a dispetto di tutto, le profondità di ogni persona sono positive e che la passione per la persona, nutrita di affetto, dedizione e tenerezza, è sempre vincente su qualsiasi apparente tragedia umana, in qualsiasi cultura, a qualsiasi latitudine.

La più grande e indimenticabile soddisfazione della mia vita, in senso assoluto, mi è provenuta, al mio primo ritorno in Brasile, dall’abbraccio tenero e fiducioso dei tre bambini più piccoli del Centro di solidarietà, una bambina di cinque anni e due bimbi di due. Mai in precedenza mi ero sentito così vivo, così uomo, così amato, così importante pur nella mia infedeltà e pochezza riconosciute! In quell’istante e in quell’abbraccio ho capito che non ero io ad essermi consacrato a Dio, bensì era Lui che si era consacrato a me e alla mia felicità già qui sulla terra, da sempre e per sempre. Ho capito che amare i bambini abbandonati e difendere la loro vita è una forte esperienza di rinascita di me stesso, una occasione stupenda per esprimere il meglio di me.
Attraverso azioni semplici e facili vissute nella quotidianità, ho scoperto per esperienza che veramente  "servire è una grazia!".