Il mio problema è quanto mai concreto: ho l’acqua alla gola, non so e non posso più salvarmi da solo, ho paura della morte eterna e sono intorpidito e finora Dio tace. Ho bisogno di un supplemento di vita interiore che solo Lui mi può dare; non riesco a chiederglielo con la preghiera perché mi sento come un drogato. Forse addirittura non posso più pregare perché mi trovo già troppo lontano, senza risorse. E possibile che Lui rimanga immobile e non mi stenda una mano? Non mi viene incontro? Per me, Lui  è morto. Per me, Lui non è il Dio vivente. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Mi ha fatto doni immensi, che con la sua grazia avrebbero potuto fare di chiunque una persona straordinaria, forse un santo. Lo dico con dolore, perché forse è proprio in questo spreco dei suoi doni la causa del suo abbandono. Mi mantiene nell’essere ma sinceramente spesse volte mi dico la terribile frase: era meglio anche per me non essere mai nato! Che colpa ne ho se ho sprecato tutto? Che Padre è se si arrabbia con il figlio e lo tiene per sempre lontano da sé perché il figlio ha dilapidato tutto? Che Padre è? E che senso ha allora aver donato suo Figlio alla morte per me? E’ stata tutta una menzogna, o non è nemmeno "vera" la Parola, l’Eucarestia, il Perdono?
Non mi va di essere considerato da Lui per quello che non sono. lo non mi sento molto "responsabile" perché non sono mai stato veramente maturo. E non mi si può più richiedere una coerenza, una fedeltà, se per anni e anni mi sono costruito di fatto (ma senza averlo mai voluto! questo non va dimenticato!) come uomo debole, di menzogna, di attività lodevoli e benefiche per gli altri ma non per me stesso. Come fa Dio ad aspettarsi da me una identità, una dignità che non potevo costruirmi? Come fa ad aspettarsi da me un corretto uso della mia libertà? Lui conosce bene le remote radici della mia nullità.

Soffro le conseguenze di un amore che mi ha preso troppo sul serio, che mi ha riconosciuto una dignità che non potevo avere né costruire, che mi ha richiesto un impegno che non potevo sostenere, perché la mia realtà quotidiana e profonda è quella di una persona non formata, non capace di verità, di perseveranza. Del resto che colpa ne ho io se prima che diventassi prete, prima che me ne rendessi conto sono diventato così?
Tutti quelli che distribuiscono con facilità ricette non hanno la percezione esatta di cosa sia la situazione interiore di un sacerdote come me. Basterebbe che capissero bene una sola cosa: che esistono uomini (e io sono uno di quelli) che vanno salvati compiendo ancora una volta un immenso miracolo di amore gratuito, di amore che potrebbe sembrare sprecato. Uomini che non potranno mai dare nulla a Dio perché per mille motivi non sono neanche più "lucignolo fumigante o canna incrinata" ma sono ormai lumi spenti, canne spezzate, creature marcite. Sarebbe terribile dover pensare che per noi non esiste più salvezza. Sarebbe terribile dover accettare che per noi la fine e la dannazione sono la stessa cosa.

Sul fronte di Dio è silenzio. La sensazione che Lui, avendomi sopportato fino ad oggi, mi amasse va svanendo e lascia il posto ad una sensazione che dilaga lentamente ma costantemente: ho tradito un progetto di amore che mi è stato offerto, anche se rivelato troppo fugacemente, una presenza divina che avvertivo talvolta soavemente ma che veniva comunicata alla creatura sbagliata. Con una natura come la mia, quelle "rivelazioni" anziché caricarmi di maggiore senso di colpa, avrebbero dovuto essere più efficaci, più protratte, più feconde, più decisive. Non si dà ad un uomo l’esperienza intensa e soave del Divino Amore per caricarlo di responsabilità, quasi dando scacco matto ad una creatura che non potrà mai rispondere se non con l’infedeltà. Che Amore è questo?

"Io ti assolvo dai tuoi peccati!". Quante volte l’ho detto con amore ai peccatori, quante volte ho tracciato sulla loro fronte il segno della salvezza! Ma quel sacramento per me ha lasciato le cose come stavano. A causa della mia struttura tarlata dal di dentro la riconciliazione tra noi non è mai stata efficace: Dio è rimasto nel suo cielo e con i suoi santi, io larva di uomo sono rimasto completamente da rifare, con questo straccio di libertà impotente e incatenata dalla mia stessa povera anima. 

Mi rimane un’unica speranza. Che le persone che hanno ricevuto in sorte una natura meno malata della mia intercedano per me presso il Padre e Amico a loro vicino e rendendosi conto del loro straordinario privilegio reclamino "con forti grida e lacrime" un supplemento di grazia e di vita per me, per quelli come me, prima che ci inghiotta l’Abisso ed il Maligno - presenza maledetta - canti vittoria sulla nostra disperazione incominciata tanto tempo fa e che ora è senza fine.