Don ... era alcolista. Sì, era un prete alcolista, quello che nel linguaggio comune si chiama ubriacone.
Tutto il paese naturalmente lo sapeva. Ciondolava e farfugliava persino sull’altare. La gente andava a messa lo stesso. "E’ un poveretto, senza la madre, senza sorelle. Che può fare? E’ tanto solo. È fatto così. A noi perdona tutto, anche i peccati".
Cosa gli potevi dire? Di pregare? Di smettere di bere? E la volontà dove l’avrebbe trovata? Il Vescovo un giorno gli disse: "Sei o non sei un alter Christus? Devi smettere di dare scandalo!".  Un vecchio parrocchiano un giorno gli disse: "Secondo me tu puoi fare ancora molto bene, a te stesso e a noi. Sai cosa devi fare?". Lui guardava da dietro le lenti, spesse e sempre appannate, un po’ assente, un po’ vergognoso, un po’ incuriosito. "Fai così. Quando sei brillo e stai per bere l’ultimo bicchiere, ricordati di fare un brindisi a Maria". "A chi?". "A Maria! Come se fosse tua madre. Come a una tua amica".
E così Don ... cominciò. Al penultimo bicchiere "faceva le prove" e si diceva "devo ricordarmi di Maria". All’ultimo bicchiere, se ce la faceva, si alzava in piedi. Con la testa china, quasi a ciondoloni alzava il braccio tremolante e diceva: "E questo è per te, Maria!".
Nell’osteria del paese gli volevano bene. Dopo tanti anni, avevano imparato ad aspettarlo. Anche l’oste lo aspettava. Anche lui, che aveva sempre bestemmiato e che amava fischiettare "bandiera rossa", lo osservava divertito vedendolo entrare barcollando. Sempre la stessa veste, sempre lo stesso sorriso finto, sempre lo stesso vino rosso. Si andava a sedere da parte, vicino ad altri tre ubriachi del paese (uno era un barbone,  ma gli altri due erano un vecchio professore di latino e un vedovo che parlava sempre di sua moglie) disquisiva con loro di mille e mille questioni, dava sempre ragione a tutti.
Arrivava all’ultimo bicchiere. Quando la serranda dell’osteria sferragliava la chiusura rompendo il silenzio della notte fonda e l’osteria era piena di fumo di vecchie pipe, di sigari, l’oste diceva «Uomini, a casa qualcuno vi aspetta». Don ... si alzava per il brindisi. «Questo bicchiere è per Maria», diceva con forza. Gli ubriachi gli facevano eco, sollevando i "calici" colmi della loro solitudine, versandone qualche goccia sui tavoli e per terra. Questo diceva «Maria!», l’altro diceva «alla tua!», l’altro ancora diceva «alla nostra».
Era un coro di voci roche. Ma avevano una venatura di calore umano. Tu non capivi se "tua" e "nostra" era la salute oppure era Maria.
Uscivano dalla bettola barcollando, contenti come se fossero stati dei bambini che han detto le preghiere della sera. Qualcuno continuava a borbottare chissà cosa. Qualcun’altro si fermava a parlare ai lampioni. Si immergevano nella notte. Don ... qualche volta canticchiava sotto voce «noi vogliam Dio, Vergin Maria». Voleva ricordarLe la vera spiegazione del suo brindisi di prete ubriaco? Era l’inno finale di una liturgia intrisa nel vino rosso della solitudine, nel vino amaro dell’abbandono?
Un giorno lo chiamarono perchè il vedovo stava morendo: era caduto sulla strada, la strada della vita, sfinito. Don ... gli offrì il crocifisso da baciare, ma il vedovo non lo baciò. Ripeteva: «Alla tua, Maria! Alla tua!».
Don alter Christus piangeva a vederlo morire così, gli dispiaceva che morisse. Con lui piangeva mezzo paese. Qualcuno diceva: «Il vedovo è morto mentre stava parlando con Maria!». Il vecchio professore di latino, nella bettola del paese, tra un bicchiere e l’altro di vino una volta sparò al parroco questa frase: «Il vedovo è morto. Tu l’hai aiutato a rivedere sua moglie».