Il mio maestro di noviziato aveva quarantatrè anni. Era lui che doveva "plasmare umanamente e divinamente" la mia persona e quella dei miei compagni. Diceva: non abbiate paura per il vostro futuro. Ci siamo io e Lui! Si riferiva al secondo Onnipotente.
Il primo giorno di noviziato ci accolse a braccia spalancate dicendo:
"Venite, benedetti! Entrate nel regno dei cieli? Voi eravate sull’orlo dell’abisso. Il mondo che ora lasciate ...". E che! Venivamo forse dall’inferno? Stavamo mica per morire?!

La prima conferenza fu un disastro. Ci aveva convocato "per uno scambio di vedute" nel quale parlò sempre e soltanto lui dicendo per sommi capi (ma lui ripeteva ghignando: per sommi capri!) il senso del noviziato come luogo di vita fraterna. Io, come faccio sempre quando percepisco che sto vivendo una svolta esistenziale, per non perdermi tra le curve prendevo note e appunti. Vi trascrivo qualche stralcio? "La vita fraterna! Eh, sì! I fratelli sono come i meloni: bisogna assaggiarne cinquanta prima di trovarne uno buono. Sono come le corde dei violini: non bisogna tirarli troppo. Ungiti di miele per i fratelli e sarai coperto di mosche. Corvi con corvi non si cavano gli occhi, ma attenti! Amici, nemici. Parenti, serpenti. Cugini, assassini. Fratelli, coltelli".
Era una vera grandinata di concetti, una alluvione di esperienza, di ottimismo.

Due mattine dopo (ci aveva lasciato un giorno intero per assimilare l’introduzione alla vita fraterna e per "farla divenire preghiera") ci parlò dell’uomo. Per divenire frati bisogna prima essere veri uomini. Uomini con i galloni, diceva lui. Iniziò dicendo: "Coraggio e letizia: oggi è il primo giorno del resto della nostra vita! Vedrete come sarà bello quando andrete a mangiare l’insalata dalla parte del torsolo". Usava simili docce fredde per riscaldare l’ambiente, per renderlo disteso.
A me un giorno disse: "Se tutti i matti come te andassero in giro con una candela accesa in mano, sai che belle luminarie si vedrebbero di notte! La cosa più importante per l’uomo? Conoscere se stesso. Tu però lascia perdere, potresti avere una brutta sorpresa".

Cominciavo a capire: l’anno del noviziato era un anno di prova, di dura prova. Così l’avevano pensato i Superiori e così lo rendeva il maestro. Ispirato a sani criteri di umiltà ("non sempre io sono del mio parere") e di sicurezza ("è la mia opinione, e io la condivido. Per un superiore non c’è nulla di più pericoloso che riflettere prima di rispondere") il maestro dei novizi, dopo due mesi, disse che ci "teneva in pugno" per plasmarci umanamente. Dal mio quaderno di appunti stralcio qualche brano, potrà servire a edificazione e monito per molti. "Oggi parliamo del matrimonio. Siamo tutti abbastanza forti per sopportare le disgrazie degli altri. Il matrimonio è come la Divina Commedia alla rovescia: prima c’è il paradiso, poi il purgatorio, poi l’inferno. Questo sacramento fu istituito da nostro Signore quando disse: «Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno». In verità il matrimonio è come la morte: pochi ci arrivano preparati. Gli uomini infatti si sposano non perchè vogliono ammogliarsi, ma perchè le donne vogliono maritarsi. Il primo sonno tranquillo di Adamo fu anche l’ultimo: si svegliò, e aveva accanto sua moglie. Lo stato matrimoniale si chiama santo, perchè conta molti martiri. La cosa più ragionevole che sia stata detta sul matrimonio è questa: qualunque cosa farai, te ne pentirai".

"La donna? E’ danno. La sposa? E’ spesa. La moglie? E’ maglio. L’arma migliore per conoscere una donna è il cappello: bisogna prenderlo e scappare. I briganti ti chiedono la borsa o la vita; le donne le vogliono tutte e due. Credete a me! La donna piange con un occhio e ride con l’altro. Anche Dio creò la donna per seconda perchè non voleva consigli quando creava il primo uomo". "L’amore? E’ come l’apparizione degli spiriti: tutti ne parlano, ma pochi l’hanno veduto. L’amore? L’amore è eterno fin che dura. Prima sono parolone, durante sono paroline e dopo sono parolacce. L’amore è simile alla patata, che ha molti occhi ma non ci vede. Se Laura fosse stata moglie di Petrarca, pensate che lui le avrebbe scritto i sonetti per tutta la vita? Anche lui avrebbe scritto: qui giace mia moglie e qui lasciatela giacere. Ora riposa in pace, e riposo anch’io. Altro che sonetti!".

Il mio maestro costellava le sue istruzioni spirituali con pensieri ben ponderati, ad esempio: "ogni gallina raspi per sé; ognuno tiri i carboni sotto la sua focaccia". Aveva ragione. "La parola è suono, solo l’esempio è un tuono, perchè chi fa falla, e chi non fa sfarfalla". Secondo me era stato scelto perchè uomo tutto d’un pezzo. Mattiniero ("ogni mattina il gallo lo sveglio io"), obbediente ("ho perduto la libertà, e non ho più nulla da perdere"), uomo di cultura e critico acuto ("metà dei libri che si stampano non si vendono, metà dei libri che si vendono non si leggono, metà dei libri che si leggono non si capiscono"), era un uomo di realismo ("non si può pigliare la gallina per le poppe" oppure "nutri il corvo e ti caverà gli occhi"). A chi si lamentava soleva dare una dritta: "E’ disgustoso trovare un verme in una mela, ma è ancora più disgustoso trovarne solo mezzo", mentre il suo incoraggiamento abituale era "guarda che tutti nasciamo piangendo e nessuno muore ridendo!". Di se stesso, come maestro di formazione, amava ripetere: "Come intona l’abate i frati rispondano", "non datemi consigli, so sbagliare da solo".
Il mio maestro di noviziato ha fatto di tutto per le nostre vite che erano sull’orlo dell’abisso. Con il suo aiuto, fin dal primo giorno abbiamo fatto un decisivo passo avanti. Ecco perchè mi trovo qua.