"La felicità di Dio è che ogni creatura divenga se stessa".
Questa vostra frase ha aperto uno spiraglio di luce nella mia notte, mi ha fatto vedere l’unica strada da percorrere.

Grazie, perché mi avete aiutato a comprendere che il problema della mia serenità è per voi e anche per Dio ben più importante di quello del mio ruolo. Questo modo così concreto di considerare la mia persona e la vostra insistenza nell’orientarmi verso la verità di me ("per che cosa sei stato creato?") mi è entrato dentro come il riferimento definitivo, il criterio costante dei miei pensieri e delle mie scelte.
Mi trovo libero, dal di dentro. Libero da tante paure, libero dai sensi di colpa verso Dio e verso tutti, libero da schemi intellettuali, giuridici, morali. Ho capito finalmente che il peccato è ogni ripiegamento in me stesso; non tanto trasgressione della legge o offesa di Dio quanto rinuncia all’amore più generoso che vorrebbe vivere in me, offesa al meglio di me, violenza contro lo spirito divino che abita in me.

"La volontà di Dio si identifica con le sue ispirazioni che germogliano nel nostro intimo". Sì, il luogo dove vivo il mistero, cioè l’intensa e continua unione tra la vita divina e la vita mia personale, è innanzitutto la mia coscienza profonda. La fedeltà alla mia vocazione è la fedeltà alla Parola soave e forte che mi parla dal di dentro della mia capacità d’amare e non quella che mi parla nei miei pensieri o nella mia volontà. Ho capito che l’uso corretto della mia libertà non è "scegliere e decidere" autonomamente cosa fare della mia vita, ma è "ascoltare e seguire" la buona voce intima che mi parla come una sorgente luminosa dal profondo della mia gracile umanità.

La mia umanità, la mia storia, così ambigua e pigra eppure sempre così abitata da Lui! A Natale, nel biglietto di auguri mi avete scritto: "la grotta sei tu, dove l’Amore di Dio nasce e si rivela continuamente. Il Natale è sempre dentro di te!".
Mi avete aiutato a capire che il problema della mia vocazione è più un problema di risposte che di scelte. Mi spiego: il problema, per me, non è "prete o laico". Il tema fondamentale da non dimenticare mai è la percezione della tenerezza fedele di Dio e la risposta generosa a questa tenerezza in misura sempre più generosa per il bene dei miei fratelli. Questo è il mistero da ascoltare dentro di me, la scelta libera da prendere con amore. Forse ogni problema di vocazione è sempre e solo un problema di amore tra la creatura e il Creatore. Un amore che va fino in fondo, fino al dono totale di sé. Fino all’incontro totale. Il problema di ogni vocazione è un problema di vita piena di Dio.

Per molto tempo avevo creduto che questo significasse "perdere totalmente me stesso", ma non è stato così. Ho sperimentato, e lo sperimento ogni giorno con grande gioia, quanto è vera, concreta, la parola di Giovanni: "In Lui era la vita e questa vita era la luce di ogni uomo". In quel "era" mi piace sentire il mio rimpianto, la mia nostalgia per il tempo che ho perduto al di fuori della vita e della luce. "Tu eri in me e io ero lontano da te, tu che sei più intimo a me, del mio stesso intimo", dice con eguale nostalgia Agostino.

Grazie a voi, amici, che mi date ancora tempo per consolidarmi in questa esperienza della pienezza della divina gratuità, tempo di vera grazia, dove è bello per me vivere intensamente in compagnia con lo spirito di Gesù che parla in me. Gesù in me: un mio contemporaneo che ha me stesso come suo domicilio! E’ Lui che mi rende possibile il vedere le cose dal punto di vista di Dio! Grazie per avermi liberato con decisione e coraggio, come Lazzaro morto da quattro giorni, dalle bende e dagli impacci di una teologia fatta di parole vincolanti, paralizzanti, frustranti e di avermela restituita come percezione di una Presenza vitale. Grazie per avermi ricondotto al di dentro di me e avermi aiutato a percepire la dolcissima Voce: Lazzaro, vieni fuori! E’ la Voce, è la Parola, carica di ottimismo e di speranza, che si rivolge ad ogni uomo. Quale intimo Vangelo! Quale liberazione! Quale sereno risveglio ogni mattina!