Ho 39 anni, sacerdote da 15. Sono un sacerdote contento.
Non perché non sia rientrato in nessuna delle "cause oggettive" di crisi da voi individuate, o sia immune da "fattori genetici di difficoltà". No. Li ho sperimentati tutti, e anche ora convivo con questi "virus" sacerdotali. Ma sono contento. Forse sarò un illuso e fuori dalla realtà. Può darsi. Ma questa gioia e serenità di fondo rimane.
Questo mi basta, perché "ti basta la mia grazia, la mia potenza si manifesta nella debolezza" (Paolo). Di che cosa sono contento oggi? Di tutto ciò che è stata ed è la vocazione sacerdotale, nella quale ora mi trovo con due situazioni importanti. Ho una "ragazza" che fortemente (e anche pazzamente) ho amato nei momenti della mia crisi sacerdotale alcuni anni fa e che ora conservo come amica serena e forte, nel rispetto e nel sostegno vicendevole, nella fedeltà alla propria vocazione. Questa la prima "trasformazione" della grazia in me. Una donna ora più matura che, nelle mani del Signore, è stata strumento per passare dalla crisi sacerdotale invivibile a una crisi positiva che è mettermi continuamente di fronte a Dio e chiedermi se i miei atteggiamenti sono secondo la sua volontà. Una figura femminile che, sempre più impegnata a vivere la verità,  è "segno" e presenza di Dio sul mio cammino, ... anche se questo per alcuni può sembrare un assurdo. Secondo, ho riscoperto la teologia che avevo fortemente contestato, al punto da sentirmi obbligato a chiedere al mio Vescovo, di non predicare più per alcuni mesi e di liberarmi da ogni "attivismo" e da ogni responsabilità pastorale. Ora sono qui, "sotto controllo", senza alcun incarico né riferimento ufficiale, ma ... sono contento. Questo mi sostiene, nel silenzio, nel non apprezzamento, nella solitudine, nell’emarginazione, "trasformando" tutto in gioia. Sono contento perché so che soltanto così, nella luce della fede, di fronte a Dio ritroverò me stesso e il mio senso. Queste sono le due "metamorfosi" che il Signore dispone quotidianamente, un po’ spiritualmente, un po’ materialmente sul mio cammino, nutrendomi così con le sue grazie e le mie fatiche, il suo vero "pane quotidiano". Ringrazio della vostra provocazione e credo che il vostro servizio sia molto utile; continuate, nel nome del Signore. Grazie ancora delle vostre lettere ... .
Una preghiera a vicenda.