"Chi non ha sofferto è simile a una canna vuota, senza midolli non conosce la vita. Solo una grande sofferenza fa crescere l'uomo in maturità e saggezza".
Alcune sorelle di clausura ci hanno scritto queste pagine di sapienza.

Qualche giorno fa ho letto l'esperienza del sacerdote mendicante che vive sotto il ponte dell'autostrada. Ne sono rimasta molto impressionata, ho sofferto per lui e mi piacerebbe tanto che quel sacerdote sapesse che con quella sua lettera ha fatto un grande bene a me e ad altre persone.
Quando Lei, Padre lo incontrerà gli dica della mia comprensione, gli dica della mia simpatia e - perché no? - gli dica del mio sincero amore. Come religiosa gli chiedo perdono per quella comunità di religiose che gli ha dato solo severità e indifferenza, e quel panino dato senza cuore ... .

In questi giorni celebro venticinque anni di vita religiosa. La fedeltà di quel sacerdote mendicante mi invita a consacrarmi con maggiore radicalità a Cristo sofferente nel prossimo, specialmente nei membri della mia comunità.

... Ovunque tu sia, ti raggiunga il mio amore di sorella, come tu hai raggiunto me nel silenzio della mia clausura. La tua lettera mi è penetrata dentro ed è stata di vantaggio all'anima mia ! Conosco il tuo recapito: via dei cartoni 1. Non so il tuo nome, ma Colui che è sempre con te in quella via mi ha suggerito di chiamarti col suo nome "Emmanuele", perché tu hai lo stesso suo volto.
Eccomi a te, Emmanuele, siamo vicini di casa avendo un recapito comune che nessuno può toglierci, e dal quale nessuno può mandarci via, "il Cuore di Dio"! "All'ombra delle Tue ali troviamo rifugio". Sappi che non sei solo in via dei cartoni. Sei ormai entrato nel cuore di tante, tante sorelle claustrali per la tua lettera, dico stupenda, e tu mi comprendi perché!

È stata letta in comunità da una sorella, ha commosso tutte, e quella che leggeva non riusciva ad andare avanti. Dio ha raccolto certamente le nostre lacrime, e ti ha guardato con infinita "tenerezza"! Sono certa che, pur vivendo in tanta solitudine e sofferenza, tu stai sperimentando la sua bontà e tenerezza, la sua viva presenza dentro di te.

Ti saluto Emmanuele, fratello mio! Non so cosa penserai di queste mie righe dai pensieri confusi, disordinati, ma così sono le lettere di chi ama dal di dentro, con un amore che sa d'eternità! So però che la leggerai, con lo stesso amore con cui te l'ho scritta, dal silenzio della mia cella, e a notte inoltrata.
Forse vorrai sapere chi sono: una figlia di Dio, come te! E, negli anni lontani, una sbandata, come te, come il grande Agostino. E anch'io, come te, quando busserò alla "porta del Regno", stenderò le mani a Colui che ama farsi chiamare solo Padre e gli chiederò il suo regno come un'elemosina! Si, come te e con te, Emmanuele!
E allora? Non ho saluto più bello da darti, che: "arrivederci nella patria beata, nel cielo di Dio, dove Cristo Gesù, ci attende a braccia spalancate. Non è Lui, come tu hai scritto nella tua lettera, l'inseparabile compagno degli accattoni, delle prostitute, degli emarginati di tutti i tempi? Non sono i suoi amici che ha sempre preferito? Tra questi, ci siamo anche noi!



La Provvidenza mi ha fatto giungere la fotocopia di una lettera scritta da un sacerdote che fa il prete barbone e vive in una baracca. Devo dire che mi ha colpito profondamente. Quel sacerdote mendicante è diventato "mio fratello", ora abita nel mio cuore.

Perché? È molto semplice: anch'io ho strappato il mio cuore e l'ho "venduto" per tanti anni ... anch'io ho amato male e sono stata prostituta delle mie passioni, anch'io ho cercato affannosamente di appagare la mia sete di amore sbagliando per vent'anni.

Invidiavo coloro che avevano avuto il coraggio di uscirne, avevo paura di fare un passo decisivo. Mi sentivo una spostata, una maschera ambulante. Dal mio profondo gridavo al Signore di aiutarmi ad amare veramente e sinceramente. Tutto in me ormai era morto, crollato, distrutto. E tuttavia combattevo contro la mia voglia di rinascere, di essere me stessa, di essere Donna liberata, innamorata di Cristo ... .

Lui che sempre veglia su chi è disperato si è accorto di me e mi ha chiamato in clausura. Mi ha gettato questa stupenda ancora di salvezza che è la sua presenza. E finalmente ho calpestato il mio orgoglio e ho abbracciato Cristo che mi ha fatto il "trapianto" del cuore!

Perché scrivo queste cose? È solo per dire a quel "fratello" di non disperare, non aver paura dei suoi sentimenti, di essere se stesso. All'angolo della via o sotto il ponte dell'autostrada Cristo l'aspetta ogni giorno per camminare insieme nel mondo, per andare insieme a incontrare altri barboni ... .

Quando non ci sono difficoltà, quando tutto va col vento in poppa, l'uomo si chiude e si attorciglia su se stesso: i suoi successi sono simili ad alte mura e lo chiudono, come in un carcere. Intrappolato fra le sue torri, proprietario di se stesso, offuscato dallo splendore della sua immagine, chi lo libererà dalla schiavitù? Solamente una scossa. E a Cristo non resta altra via per liberarlo che dargli una grande tribolazione per destarlo, distruggere i suoi castelli e tirarlo fuori da se stesso.
Quando la malattia o la tribolazione si sviluppano, l'uomo posa i piedi sul suolo, comprende che tutto è un sogno, volano via le finzioni. È il primo capitolo della saggezza. Senza sofferenza non esiste saggezza.
Se ti fermi un momento a riflettere e torni con lo sguardo al tuo passato, ti accorgerai che certi avvenimenti di dolore giudicati sul momento terribili disgrazie oggi, a distanza di anni, appaiono come fatti provvidenziali che ti hanno portato tante benedizioni, distacco da te stesso e saggezza. Nell'acquistare una certa distanza dagli avvenimenti la prospettiva si apre, l'uomo lancia un lungo sguardo, lo sguardo della fede; in quel momento cominci a capire che quel che è successo fu insegnamento di Dio e, in sostanza, una predilezione liberatrice.