Nel 40° di ordinazione

* Un prete sempre più sorpreso della grandezza e della bellezza del ministero presbiterale;
* un prete sempre più disarmato dalla audacia di Dio, che affida a uomini fragili e deboli come me, Se stesso, la sua Parola, la sua Eucaristia, la sua Chiesa;
* un prete sempre più stupito da un Dio che fa dire parole smisurate:
          "Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue; Io ti assolvo" … c’è da impazzire!

Un prete è un uomo felice di Dio, di Gesù di Nazareth
Un prete è un uomo felice di Dio, di Gesù di Nazareth ... è per questo che si diventa preti: per Lui, innanzitutto per Lui, per Gesù il Signore. Lui, Gesù di Nazareth, è il centro della vita di un prete, è il suo tesoro. Perché arriva Lui, arriva Gesù e la vita cambia: si carica di doni, di promesse, di "sfide", di compiti e diventa vocazione e missione. Si colora di gioia e diventa una danza.
Affascinante un testo di Gibran:
          Quando Gesù venne nelle mie stagioni, fu lui l'autentica primavera, la promessa di tutti gli anni a venire. Colmò il mio cuore di gioia; … crebbi alla luce della sua venuta.

Collegate Gesù a queste parole "promessa, primavera, crescere" … questo è il Cristianesimo: arriva Gesù e la vita fiorisce e la vita diventa danza.
Per questo il prete deve essere anzitutto un uomo di fede. Come Abramo - ce ne parla in maniera stupenda la 2a lettura di oggi (Rm 4) - il prete deve essere l'uomo del rapporto quotidiano, fresco, continuo, con Dio, l’uomo dell’intercessione presso Dio, che difende gli uomini davanti a Dio, dicendogli: tu li ami, cammina con loro, perdonali - come ci ha insegnato Abramo nella 1a lettura.
Il prete deve essere un uomo eternamente discepolo della Parola, del Vangelo, testimone appassionato di ha intuito acutamente don Oreste Benzi:
          Per noi sacerdoti il male più sottile è essere i facchini di Dio ma non altrettanto gli innamorati di Dio.
Il prete deve essere un innamorato di Gesù Cristo, stupito da un Dio che ci chiama in ogni celebrazione eucaristica a essere suoi compagni di vita e di volo, come ci ha insegnato quel vescovo profeta e poeta che è stato don Tonino Bello:
          Gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un'ala soltanto.
L'altra la tieni nascosta ... forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza di me.
Per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo.

Occorre tornare a vivere un rapporto bello con un Dio così. Vivere abbracciati a Dio: questa è la fede!

Un prete tessitore di comunione, di legami veri e forti tra le persone
Da parte mia, nel mio incarico, complesso ma affascinante, di responsabile della Comunità Pastorale "Beata Vergine del Rosario" di Vimercate e di Burago e parroco delle sei sue formidabili e diversissime parrocchie, mi sento, anzitutto, chiamato ad essere più intensamente un prete tessitore di comunione, di legami forti, veri, precisi tra le persone. Occorre creare legami: questa è la Chiesa, questo è il compito che dà Gesù a un creare legami!
Quindi sogno e voglio essere:
* un servo tenace e lieto della comunione tra i preti, questo gruppo di preti meravigliosi che vedete dietro a me, che ringrazio di cuore per oggi e per questi nove mesi meravigliosi anche se complessi
* un servo tenace della comunione tra preti e laici, perché se ne parla da troppo tempo dicendo: è l’ora dei laici, e poi non cambia mai niente! Il laicato resta un gigante addormentato ma ancora non si vede, non esplode dentro i ministeri della Chiesa. Per cui la Chiesa troppe volte sembra e resta troppo clericale
* un tessitore instancabile di cammini di comunione, di missione, di unità, di bellezza e di giustizia nelle città di Vimercate e di Burago.

Malraux ha scritto così:
          Vi sono due modi per essere uomo fra gli uomini:
il primo consiste nel coltivare la propria differenza, il secondo nell’approfondire la comunione.
Io voglio approfondire la comunione che mi ha insegnato il Cardinale Martini, lo stile di una Chiesa non cittadella arroccata ed indisponente ma lievito nella pasta. Scriveva in "Alzati, va’ a Ninive la grande città!", un testo meraviglioso:
          Bisogna imparare a leggere la città con occhio caritatevole, paziente, misericordioso, amico, propositivo, cordiale. Ogni parola è una pietra per costruire la cattedrale che è la comunità cristiana: occhio caritatevole, paziente misericordioso, amico, propositivo, cordiale - Bisogna riconoscere il bene profondo che c’è nel cuore di tanta gente della città e l’ansia o il bisogno di Dio che consciamente o inconsciamente sono in molti. «Io ho un popolo numeroso in questa città - dice il Signore» (At 18,10).

Vi devo confessare che mi ha fatto molto piacere - già a ottobre dell’anno scorso - aver scoperto che un ponte sia il simbolo della città di Vimercate perché il ponte è opera cordiale, fatta per congiungere (Erri De Luca) e oggi a Vimercate e nel mondo abbiamo un bisogno immenso di ponti, cioè di imparare a pensare, a progettare, a sognare, a camminare insieme.

Un prete vero compagno di strada di tutti
Mi sento, poi, chiamato più intensamente a essere un prete vero compagno di strada di tutti
* un prete che sa donare sempre, comunque, a tutti speranza, una speranza che oramai nel mio giardino e in questa comunità pastorale ha preso il volto e gli occhi immensi del gufo Anacleto
* un prete che sa ascoltare le domande vere del cuore di ciascuno
* un prete che vuole imparare da tutti, che sa accogliere le critiche senza risentimenti e ne fa tesoro, come narra questo gustosissimo racconto:
          Una scimmia dispettosa, nascosta tra le foglie di una palma da cocco, gettò una noce di cocco in testa a un saggio in meditazione seduto lì sotto.
Il saggio, invece di rincorrere la scimmia dispettosa, raccolse la noce, ne bevve il latte, né mangiò la
polpa e con il guscio fece due ciotole.
* un prete che sa stare negli eventuali conflitti che possono capitare, come in ogni famiglia, con tanta pazienza, perché è consapevole che la riforma alla quale siamo chiamati, formando una comunità pastorale, è una riforma complessa, difficile, è una vera riforma della Chiesa. Come Carlo Borromeo ha dato un volto nuovo alla Chiesa dopo il Concilio di Trento, così il nostro cardinale Tettamanzi vuole che diamo a questa Chiesa ambrosiana un volto nuovo, il volto del Concilio Vaticano II°.

* E prego e cerco di stare dentro eventuali conflitti con quel pizzico di umorismo e di ironia che ho trovato in un aneddoto formidabile su San Filippo Neri. E’ un po’ strano ma è troppo bello:
          Una volta gli fu chiesto, con una certa dose si impertinenza, come avesse fatto a diventare un così gran santo. "Semplicissimo" ripose Filippo. “Vicino a me, subito dietro l’angolo, vive Ignazio di Loyola che tutti considerano un santo. Lui sta con i suoi gesuiti. Ogni volta che voglio fare una cosa, mi domando prima cosa farebbe Ignazio. E poi faccio il contrario!” (A. Pronzato, Ti basta un pensiero, Gribaudi, 2009, p. 42)
L’umorismo … ce ne vuole tanto nella Chiesa di oggi … .

Un prete capace di un servizio ecclesiale carico di tenerezza e misericordia
E da ultimo mi sento chiamato più intensamente a essere un prete capace di un servizio ecclesiale carico di tenerezza e di misericordia, sempre pronto a donare e a fare il primo passo: un sorriso e un passo avanti, un passo avanti carico di tenerezza e di affetto, un passo carico di Dio e del suo amore.
Quindi chiudo con questo racconto che desidero diventi il mio stile nei prossimi anni qui tra voi:
          Un antico asceta orientale, noto in tutto il mondo per la sua santità, viveva circondato da alcuni discepoli che ammaestrava con i suoi insegnamenti.
Dopo tre anni di vita comune, tre di quei discepoli vollero cominciare la loro missione nel mondo.
Dieci anni più tardi tornarono a far visita al maestro. Ognuno gli raccontò la propria esperienza:
«Io – incominciò il primo con una punta d’orgoglio – ho scritto tanti libri e venduto milioni di copie».
«Tu hai riempito il mondo di carta», disse il maestro.

«Io – prese a dire il secondo con fierezza – ho predicato in migliaia di posti».
«Tu hai riempito il mondo di parole», disse il maestro.
Si fece avanti il terzo: «Io ti ho portato questo cuscino perché tu possa appoggiare senza dolore le tue gambe malate», disse.
«Tu – sorrise il maestro – tu hai trovato Dio»
.

A Gesù di Nazareth oggi, come quarant’anni fa, dico e ridico: "Grazie ed eccomi !".
A voi dico grazie dei tanti cuscini che mi avete donato in questi nove mesi.

Don Mirko