Girando per una grande città, nel periodo natalizio, quello che colpisce è la grande folla di gente attaccata alle vetrine dei negozi in cerca di cose, quasi sempre superflue, ma di marche famose. Una valanga di gente che spreca tanti soldi nei centri commerciali perché la moda è cambiata e i vestiti, anche se usati poche volte, bisogna sostituirli. Poi bisogna fare i regali per festeggiare il Natale.
Camminando vidi un uomo che dava fastidio ai passanti e teneva in mano un cartello con la scritta: "Mi hanno licenziato. Ho cinque figli da mantenere e mia moglie è malata. Aiutatemi per favore".

Non so se la gente va in chiesa, e se qualche volta ha sentito le parole di Gesù: "… per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete … la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?". Ma sicuramente la lettura di queste parole ha una risonanza diversa tra chi spreca e chi crepa.

Il paradosso crudele che vedevo in questo scenario erano due grandi pubblicità di vestiti femminili e maschili di marca, appesi una al duomo di questa città e l’altra sulla vicina basilica. Nonostante i responsabili di queste costruzioni sacre avessero bisogno di soldi per il mantenimento delle stesse o per il riscaldamento, le parole di Gesù: "Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro" - mi sembrava fossero molto in contrasto con queste pubblicità.

A chi stava dicendo Gesù: "Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani ...". Lo stava dicendo alla gente in ricerca di cose superflue, ai responsabili delle belle chiese che guadagnano soldi pubblicizzando costosi vestiti, non del Padre celeste ma dell’ultima moda? Forse lo diceva a me che non ero bisognoso e avevo, almeno per ora e il prossimo futuro, una vita sicura e garantita? Forse Gesù lo diceva a me che ora guardavo quel povero uomo, padre di cinque figli, marito di una moglie malata, che sarebbe stato fortemente urtato solo se avesse sentito le parole di Gesù: "…  gente di poca fede. Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani …".  In più, quel povero uomo, che dava tanto fastidio seduto in quel posto, sembrava essere considerato un bugiardo in cerca i soldi facili, perché nessuno gli gettava uno spicciolo. Chissà se le parole di Gesù: "... il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta", chissà se queste parole gli sarebbero state di conforto o sarebbero suonate come una provocazione fino a bestemmiare il Padre: "... che si prende cura dei piccioni e non guarda la mia famiglia".

Io, sacerdote religioso da anni, che ho fatto il voto di povertà, ma che avevo tutto il necessario per la vita, guardavo quel povero uomo chiedendomi: "E se lui fosse davvero un uomo bisognoso e non un bugiardo (mi sono accorto che un po’ anche a me ha sfiorato il pensiero di fare attenzione ai falsi poveri) come farà ora ad andare avanti quel papà?". Ho detto, mi ricordo, un Padrenostro (forse per giustificare inconsciamente la mia coscienza), poi un Ave Maria … .

Parlando con quest’uomo, lui mi ha raccontato un po’ la sua storia, non era uno straniero, era un italiano e questa era la sua patria. Dove avrebbe potuto scappare in cerca di una vita migliore?

Ero in borghese, lui non sapeva che fossi un sacerdote, e sentendo il mio accento straniero, mi chiese: "Ma tu dove mangi?". E io gli dissi spontaneamente che mangiavo dai frati. E lui: "Anche tu ci vai là!". A quel punto mi sono reso conto che mi aveva preso per un povero o un clandestino. Io parlavo del convento dove ero ospitato e lui parlava della mensa dei poveri gestita dai frati che distribuiscono circa seimila pasti caldi al giorno presso il convento dove io ero alloggiato. E parlando così, quest’uomo mi ha informato che se avessi avuto bisogno di medicine, mi potevo rivolgere presso un ambulatorio in un altro convento di frati non tanto lontano da lì.

Stando "al gioco" chiedevo come funzionasse questo ambulatorio, quanto si pagava … . Lui mi disse che le visite mediche come anche le medicine erano gratis e anche se non fossi in regola (clandestino), nessuno mi avrebbe fatto delle storie. Mi avrebbero servito bene come alla mensa dove mangiavo. Poi mi raccontò che riceveva degli aiuti, vestiti ecc. e poteva fare una doccia calda. Poi con un po’ di soldi raccolti per strada se la cavava e gli bastano anche per i figli. All’inizio si vergognava, ma venendo da un’altra città qui pochi lo conoscevano. Ci siamo salutati, l’ho ringraziato per le notizie sull’ambulatorio dei frati e per dove potevo chiedere aiuto.

Lui non sapeva che ero un sacerdote, alloggiato temporaneamente e comodamente presso il convento dei frati e se ora leggo questo brano del Vangelo (Matteo 6,24-34) non mi urta o irrita, anzi mi spinge a ringraziare il Padre perché si prende cura dei bisognosi, anche se non si fa vedere: noi possiamo essere la provvidenza del Padre per gli altri. Ho vergogna a confessarlo ma lo devo dire: avevo bisogno di questa "catechesi" fatta da quel povero papà, che non so se era un credente ma so che mi ha regalato con altre parole la buona novella, cioè: che ci sono posti e persone, in questa città, che si prendono cura di te. Eh sì, "il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno".

Quando sono tornato in convento ho raccontato questo incontro a uno dei numerosi volontari della mensa per i poveri, a un laico che puliva la mensa. Mi ascoltava prima ridendo: "Si padre, tu mangi dai frati in convento, mentre quell’uomo pensava che venissi alla nostra mensa", ma poi era felice sentendo il racconto. Forse si sentiva più utile o vedeva ancora di più il senso o la bellezza del suo lavoro, del volontariato. Il giorno dopo ho capito che il volontario ha raccontato la curiosa - ma utile - storia agli altri volontari … . Forse è proprio così che deve circolare la Buona Novella! Il Padre nostro si prende cura non solo dei piccioni!

(Padre T. 43 anni)